Il bello di Francesco

 

Paolo Caliari detto Il Veronese, L’Eterno con la Madonna con il Bambino, santa Dorotea, san Francesco d’Assisi, san Pietro e san Paolo, 1577 (?), olio su tela, 257 x 150 cm, Monopoli, Museo diocesano

 

 

Proseguiamo anche questa volta nel nostro percorso di scoperta del piccolo ma interessante corpus di opere veronesiane giunte in Puglia nel contesto dei duraturi e proficui rapporti — anche artistici — che a lungo legarono la Serenissima e tutte le regioni adriatiche. Vediamo qui questa bella pala attualmente nel Museo diocesano di Monopoli, dove è pervenuta dal locale episcopio, dopo essere passata dal municipio cittadino e forse dalla grande cattedrale, ma originariamente commissionata per l’altare sotto il titolo di Tutti i Santi, di patronato della nobile famiglia monopolitana Indelli, nella chiesa di San Francesco d’Assisi, già dei Minori Conventuali. Un’opera generalmente assegnata dalla critica direttamente alla mano del grande artista; altri vi vedono l’intervento più o meno esteso degli aiuti, che pure non dovettero quasi mai mancare nella realizzazione della prolificissima produzione pittorica del Caliari; qualcuno vi riconosce piuttosto l’autografia del figlio di Paolo, Carlo detto Carletto, o del fratello di lui, Benedetto, peraltro suoi stretti collaboratori. Sulla corretta lettura della tela grava purtroppo uno stato di conservazione alquanto precario, determinato anche dall’improvvido “restauro” eseguito intorno alla metà del Settecento da un modesto pittore castellanese, Vincenzo Fato, al quale poi si è cercato di porre rimedio. In realtà, le incertezze circa l’autografia veronesiana del dipinto dipendono anche dal pregiudizio critico che un artista del calibro del Veronese non avrebbe avuto interesse a creare qualcosa interamente di sua mano per soddisfare le esigenze di una committenza tanto periferica e lontana culturalmente da quanto accadeva in tutti i principali centri di produzione artistica; committenza di estrazione aristocatica o “alto borghese” (grandi mercanti, per es. ), per la quale una “firma” così famosa poteva rappresentare una sorta di ambito status symbol. In realtà, almeno qui risplende ancora qualche bagliore delle tipiche iridescenze veronesiane, per es. nella veste della santa, che farebbero propendere per una sicura attribuzione al maestro. Un’altra versione — quasi identica — della tela è in Santa Maria dello Splendore, a Giulianova. MR