Il bello di Francesco

 

Paolo Caliari detto Il Veronese (attr.), Eterno, Madonna col Bambino (Madonna delle Grazie) tra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista con i santi Scolastica, Francesco d’Assisi, Pietro, Paolo, Girolamo e Benedetto da Norcia, olio su tela, VII-VIII decennio del XVI sec. (?), 3,93 x 2,16 m, Bitonto, Santa Maria delle Vergini

 

Un infelice destino comune sembra proprio aver avvolto purtroppo un po’ tutte le opere veronesiane presenti in Puglia. “Merito” certo dell’incuria dei loro detentori (e probabilmente pure della loro scarsa cultura artistica), ma anche delle traversie storiche che spesso hanno coinvolto opere di loro natura fragili e delicate. È il caso non di meno di questa grande tela centinata, prodotta dal grande pittore veneto e dalla sua prolifica bottega per la chiesa bitontina di San Pietro Nuovo, annessa a un monastero benedettino olivetano, e poi confluita, a seguito delle mai abbastanza deprecate soppressioni ottocentesche, nell’altro monastero cittadino delle Vergini, dove è stato lungamente conservato, o meglio dimenticato, in assai precarie condizioni ambientali, che ne hanno determinato la situazione attuale, con larghissime cadute di colore e un deterioramento generale della patina pittorica che gli ha fatto quasi del tutto perdere per sempre brillantezza e luminosità. Fino alla recente riscoperta e al successivo restauro, che ha tentato di recuperare almeno in parte il perduto splendore conferito alla tela dall’inconfondibile mano del Maestro. Il nostro san Francesco vi compare (in abito cappuccino) inginocchiato quasi di spalle in primo piano; gli fa da pendant sul lato opposto un altro santo in piviale non ancora identificato, intento a leggere un grande volume, probabilmente delle Scritture (san Bernardo?). Il volto dell’Assisiate è quasi del tutto svanito, come se l’umile Francesco avesse voluto “scomparire” al cospetto di tanto grandi protagonisti della storia cristiana e soprattutto della visione che li sovrasta... In ogni caso, anche se la pala ha in gran parte perso lo “smalto” originario, laddove ha potuto, il restauro ha restituito qualcosa della preziosità cromatica caratteristica del Veronese, per es. nelle tipiche lumeggiature diffuse su alcune vesti dai colori freddi, quasi metallici, come in quelle dell’apostolo Paolo  o nel ricco piviale ricamato dell’anonimo santo leggente. Ma il tocco del pittore è evidente anche nella tersa chiarità luministica dell’insieme, come nello quarcio di paesaggio che si apre al centro della composizione perdendosi in una profondità indefinita, come pure   nella scenografica impostazione prospettica di sottinsù, che accompagna lo sguardo “in crescendo” verso l’alto. MR