Il bello di Francesco

Bottega dei Vivarini (attr.), Polittico con la Madonna in trono col Bambino tra i santi Giovanni Battista, Agostino (?), Paolo, Pietro, Vescovo e Michele Arcangelo. Nella cimasa: Trinità tra i santi Caterina d’Alessandria, Antonio Abate, Nicola di Bari, Domenico di Guzmán, Francesco d’Assisi, Ludovico d’Angiò (?), Girolamo e Lucia (Polittico di Galatina), 1455-1470, tempera e oro su tavola, 215 x 265 cm, Lecce, Museo archeologico provinciale «Sigismondo Castromediano».

 


Questa volta occorrerà forse prestare un po’ di attenzione in più per individuarne la presenza in mezzo alla folta teoria di santi e sante che fanno corona alla dolce e regale figura della Vergine in trono, ma certo san Francesco ha guadagnato, insieme al fondatore dell’altro grande ordine “mendicante” del medioevo, quello dei Predicatori di san Domenico (che tra l’altro, secondo le fonti più attendibili, avrebbe anche incontrato l’Assisiate a Roma in un episodio che l’iconografia avrebbe poi reso celebre), il posto per così dire d’onore, inginocchiato com’è, le mani che stringono, come di consueto, un’esile croce e il libro della Regola, ai piedi della santissima Trinità (in suo nome Francesco faceva iniziare la Regola non bollata e raccomandava che a lei fosse costruita «in noi un’abitazione e una dimora permanente»), raffigurata secondo la tradizionale iconografia del Padre che regge il Figlio crocifisso, mentre tra loro si libra lo Spirito Santo in forma di colomba, nella cuspide centrale della cimasa di questo grande polittico. Siamo di fronte all’ennesima testimonianza di quei fecondi rapporti artistici che intercorsero soprattutto tra XV e XVI sec. tra l’area veneta e la Puglia, e in particolare a un’ulteriore, probabile prova della prolifica produzione della bottega vivariniana, laddove non risulta sempre facile, in mancanza di attestazioni sicure, distinguere  la “mano” ora dell’uno, ora dell’altro esponente del nutrito clan lagunare; in ogni caso, lo stile abbastanza corsivo del dipinto suggerisce un intervento piuttosto esteso di aiuti. L’opera pare fosse in origine nella cappella, intitolata alla Madonna di Costantinopoli, del Monte di Pietà di Galatina, da dove, in seguito ad alcune traversie economiche dell’ente (peraltro riconducibile, come noto, proprio a un’intuizione francescana), passò nella magnifica chiesa minoritica del luogo, la basilica orsiniana dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, e infine, sul finire dell’Ottocento, nel neocostituito museo archeologico-pinacoteca del capoluogo salentino. MR