Il bello di Francesco

Pandus (attr.), San Francesco d’Assisi consegna la Regola ai tre Ordini, seconda metà XV sec., affresco, Bitonto, Santa Maria della Chinisa.

 


La nostra rassegna artistica prosegue con quest’immagine, che ci si presenta un po’ come una sorta di ideale “capitolo generale” di tutta la famiglia spirituale scaturita dal carisma di san Francesco d’Assisi. Si tratta di un’opera esistente nella chiesa bitontina di Santa Maria della Chinisa, attribuita al frescante monopolitano Pandus, attestato nella cittadina dell’entroterra barese dal 1467 al 1493. Stilisticamente si mostra oscillante tra un attardato giottismo, non immune da ricordi bizantineggianti, tipici del sostrato culturale della regione fino in epoca moderna, e un certo aggiornamento del linguaggio in chiave “rinascimentale”, come mostra la più o meno riuscita impostazione prospettica dello spazio che accoglie l’affollato consesso di santi, in particolare nel piedistallo poligonale che regge il Fondatore, nel soffitto a cassettoni e nel colonnato che recinge la scena su due lati. San Francesco troneggia monumentale al centro nelle solenni vesti di legislatore, mentre consegna la Regola del I Ordine a san Giovanni da Capestrano e quella del III Ordine a san Luigi IX, mentre santa Chiara d’Assisi, con l’antica cappa barrata delle Clarisse, ha già tra le mani la Regola del II Ordine. Non mancano altri eminenti rappresentanti dei tre Ordini: due papi (probabilmente Niccolò IV, primo pontefice minorita, e il contemporaneo Sisto IV), san Ludovico di Tolosa, san Bernardino da Siena, ben riconoscibile, e i terziari santa Elisabetta d’Ungheria e sant’Elzeario, identificati, al pari del santo re di Francia, da apposite iscrizioni latine. È quasi una sorta di efficace sintesi visiva della comune identificazione di frati, monache e secolari nell’unica via spirituale tracciata dal serafico Patriarca. Nonostante la posa ieratica di questi, tuttavia, i suoi piedi nudi, che non temono la prossimità di corone, mitre, galeri cardinalizi e piviali gigliati, ricordano a tutti che quella via chiede innanzitutto, a chi vuol imitarlo, di essere percorsa nell’altissima paupertas Jesu Christi. MR