Il bello di Francesco

Giovanni Gasparro, San Francesco d’Assisi e i suoi compagni davanti a Innocenzo III, 2016, olio su tela, 199 x 165 cm, Trani, San Francesco d’Assisi

 


Non è certo cosa frequente imbattersi nella commissione recente di un’opera d’arte per una chiesa. La Chiesa cattolica è da molto tempo, per innumerevoli ragioni e circostanze storiche, culturali e pure economiche, venuta meno al suo plurisecolare ruolo di grande committente di produzioni artistiche di ogni genere, tranne forse che in architettura, peraltro anche qui con esiti non sempre convincenti. Stupisce in po’, pertanto, trovare da qualche anno, nella chiesa ex-conventuale di Trani, originariamente intitolata alla Santissima Trinità e a sua volta bell’esempio della caratteristica tipologia architettonica regionale delle chiese romaniche a cupole in asse, questa tela, collocata su una parete laterale del coro, raffigurante l’incontro del Poverello e dei suoi primi compagni col pontefice Innocenzo III, al quale erano andati a chiedere conferma della loro forma di vita, episodio capitale della vicenda sanfrancescana celebrato in tante famose raffigurazioni. Non meno sorprendente è il ricorso, da parte dell’autore, a un registro stilistico improntato a un lenticolare realismo visivo, particolarmente evidente nella resa fisiognomica dei personaggi, in specie del volto del Santo e dell’anziano cardinale alle sue spalle, come pure di alcuni riferimenti ambientali (la croce astile dietro la figura del papa, la pavimentazione con l’inconfondibile decorazione “cosmatesca”, tipica del medioevo romano). Domina un’impressione “verista” che, coniugandosi con un’illuminazione violentemente drammatica di ascendenza “caravaggesca” e una plateale teatralità gestuale (lo sguardo intenso di Francesco, le sue mani imploranti, quelle, strette come artigli, di Innocenzo, il ricercato contrasto tra le povere vesti dei frati e quelle  sfarzose dei prelati, soprattutto, l’espressione, misto di sconcerto e di sdegno, del già ricordato cardinale in galero), conferisce alla raffigurazione una vitalità e un’animazione “barocche” che le pratiche artistiche degli ultimi secoli hanno volutamente rinnegato. Una proposta di arte cristiana contemporanea sicuramente controcorrente che, in un tempo ancora pervaso di asettico concettualismo, non teme di abbandonarsi al fascino e alla forza comunicativa di una storia della quale la nostra memoria non riesce a fare a meno. MR