Il bello di Francesco

Presentazione di Maria al tempio con i santi Francesco d’Assisi e Leonardo Abate, XVI sec., affresco, Nardò, Museo diocesano «Monsignor Aldo Garzia»

 

 

Raggiungiamo stavolta uno dei principali centri urbani dell’antica Terra d’Otranto, Nardò, nel cui Museo diocesano è da pochi anni confluito questo mutilo affresco staccato proveniente dalla chiesa ex-domenicana di Santa Maria dell’Umiltà, più nota come «del Rosario», di Parabita, nella stessa diocesi neretina. Il nostro Santo vi compare, in abito cenerino, specularmente al popolare Abate di Noblac, ostentando il suo più diffuso attributo iconografico, il Crocefisso, e le stimmate che lo conformarono singolarmente a lui. Si tratta dell’opera di un modesto e anonimo frescante locale, uno dei tanti che riempirono delle loro storie gli innumerevoli complessi conventuali di città e borghi in epoca di antico regime, decorando chiese e chiostri con scarsi mezzi tecnici e culturali ma brio popolaresco e vivacità coloristica, proprio come nel nostro caso. Si vedano ad esempio le figure dei due anziani genitori della Vergine, Anna e Gioacchino, che potrebbero benissimo essere una comune coppia di contadini salentini. Una scena dunque dal sapore domestico, nella quale, novella Biblia pauperum, tutti i fedeli potevano riconoscersi come, in un certo senso, parte essi stessi della storia sacra. La predicazione, carisma specifico dell’Ordine, fratello “mendicante” di quello minoritico, che abitava l’annesso convento, parlava così anche per imagines della storia della salvezza e dei suoi prodromi (come nel caso dell’episodio qui raffigurato, appartenente alla tradizione evangelica apocrifa) come di una realtà perennemente contemporanea e “viva”, “altra” e al tempo stesso vicina alla nostra esperienza. MR

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